Sicurezza di Facebook: ecco un esempio pratico in diretta da Israele.
Appena entrato in camera del mio albergo di Tel Aviv in Israele, una delle mie prime preoccupazioni è stata quella di connettermi ad internet, comunicare con gli amici e postare un nuovo stato su Facebook e su Twitter. Quest’ultima azione mi ha dato un ottimo spunto per un articolo.
Appena mi sono collegato a Facebook, il sito si è subito preoccupato di dirmi che mi stavo collegando da una zona considerata “non sicura” e “non abituale“.
Per permettermi la normale interazione col social network ho dovuto convincere il sistema di sicurezza in due passi distinti che ero io ad aver fatto quello strano accesso da una terra così lontana dalla mia Torino.
Prima di tutto mi ha chiesto di superare un CAPTCHA abbastanza lungo, ossia di risolvere uno di quei sistemi che richiedono di riscrivere correttamente in un box di testo delle lettere molto distorte contenute in un’immagine.
Questo sistema serve a Facebook di eliminare la possibilità che a richiedere l’accesso sia un BOT, un sistema automatizzato impostato per entrare in un account e utilizzarlo come base per azioni non lecite (classicamente SPAM). In teoria ai BOT manca la capacità di interpretazione e quindi questo sistema dovrebbe bloccare, qui come in altri casi, l’accesso.
Ma ovviamente anche i BOT si evolvono o semplicemente chi cerca di intrufolarsi in un account non suo può essere un uomo. Questa prova quindi può essere superata da un malintenzionato.
La fase due attuata dal sistema di sicurezza è più interessante e cerca di scongiurare anche questa possibilità. Infatti mostra tre foto nelle quali è incorniciata la faccia di un conoscente del legittimo possessore dell’account. Sotto queste tre foto scrive 6 nomi da selezionare.
Se non si riconosce il proprio amico (magari a causa delle cartoline di natale nel quale è stato taggato) si può chiedere un’altra possibilità, ma non più di un tot di volte. L’esame “visivo” viene riproposto per tre-quattro volte con amici differenti, dopo di che il sistema riconosce l’autenticità dell’accesso indirizzando comuqnue l’utente alle impostazioni di sicurezza.
Interessante modo di difendersi e difenderci.
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