Report contro Facebook e Google. Sensazionalistico e…inquietante

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Il titolo della puntata era: “Il prodotto sei tu”.

Ascoltando la trasmissione di Rai 3 Report di Domenica sera siamo rimasti allibiti dal taglio allarmistico e sensazionalistico che è stato dato al reportage.
BananAffair si è preoccupata più volte di aiutarvi nel tutelare la vostra privacy su Facebook ed evitare profili falsi o tentativi di phishing. Ma quando si spara a zero su un mercato fiorente di possibilità utili a tutti, allora non possiamo starcene zitti, soprattutto quando il mondo sta discutendo di internet come uno dei diritti fondamentali dell’uomo dell’era moderna.

Insomma, in un’Italia in cui il Digital Divide (ovvero il divario tra quelli che possono accedere ad internet, usufruendo delle opportunità che vi offre, e quelli che per motivazioni varie non possono accedervi) sta già creando grossi problemi economici,  non ci stiamo a passare per ignoranti. Quindi vogliamo riprendere alcuni punti e confutarli, anche se ci piacerebbe ripassare con voi l’intero video della puntata e discuterla in ogni sua parte.

 

Report 10/04/2011: “Il prodotto sei tu”. Parliamone…..


Facebook si nasconde dietro Carnaby Street, Londra. Ovvero, hanno visto troppi polizieschi.

 

Cominciamo in maniera un po’ da aperitivo al bar: 22 Ganton Street a Londra sede insidiosamente nascosta di Facebook, in un “anonimo palazzo a londra con un campanello a prova di miope” con tanto di lavoro silenzioso e distruggi documenti.

Quando ho finito di ridere a crepapelle (quasi 15 minuti dopo) ho capito la gravità dell’affermazione. Facebook che si nasconde! Si, come no, è l’impero del Male.
Cosa dovevano fare mettere un logo gigante sul fronte del palazzo? Non è un centro da visitare, ma un ufficio locale relativamente piccolo (50 impiegati contro i 900 di Palo Alto, California).

L'inquietante palazzo nascosto nel cuore di Londra

L’anonimo palazzo è sede anche di Nike ed è a due passi ci sono anche Nokia, Ford e Sony per non parlare della vicina area commerciale con Apple e Ferrari. Non ci credete? Guardate la piantina qui a fianco ed entrate nel sito ufficiale del palazzo (eh si! È talmente anonimo che ha un sito tutto suo).

Ma vorrei porre l’accento sul lavoro silenzioso dei cospiratori ovvero i signori che stanno lavorando con il codice che contiene i nostri dati (sarebbe stato davvero più rassicurante vederli chiacchierare?) e il distruggi documenti (eh la mia mamma mi ha sempre detto strappare i fogli con dati importanti prima di buttarli - i nostri dati- l’ho sempre pensato che fosse una spia; lo pensa anche mio padre).

Io mi sento onestamente più sicuro se li distruggono. Quale azienda SERIA non ne ha una in uso!?

In ultimo, un consiglio al team della Gabanelli:  se si digita (con fare circospetto, mi raccomando) su Google:  ”Facebook office in London”  appare il link http://www.officesnapshots.com/2009/09/28/facebooks-london-office-video-tour/. Ovvero, una descrizione e pure un video di come sono gli uffici dentro. Non sembra  l’Area51…. proprio nemmeno un po’!

Quindi, forse, Facebook non si sta nascondendo. Magari hanno solo un po’ di sano buon gusto british!

 

Google sa tutto quello che cerchi


Ovviamente vero. Così come la Vodafone sa chi chiami, la Visa sa cosa compri e la cassiera del Lidl sa se hai gente a cena stasera. Uno degli assiomi della comunicazione è che noi comunichiamo SEMPRE. Noi vogliamo comunicare.

Inoltre se si utilizza un servizio ad altissimo contenuto tecnologico, non si può pretendere che questo sia gratis. Come dite?

Facce inquietanti in Google e tazzina inquietantissima

Ah vero E’ GRATIS!!!
Allora perchè vi da tanto fastidio che ci sia modo di farci soldi*?
Mica lo paghiamo noi Google. Google lo pagano aziende che sperano di venderci i loro prodotti QUANDO NOI LI CERCHIAMO.

La pubblicità su Google è la meno invasiva in assoluto perchè si attiva solo quando noi dimostriamo un interesse verso qualcosa cercandolo attivamente. Guardando TV e giornali, quanta pubblicità vediamo di cose che non ci servono?

La funzione Search History è comunque attiva solo se siete loggati nel vostro Google Account (protetto da password) ed è disattivabile con un click.
* Vogliamo proprio parlare di Venture Capitalist che hanno investito su queste “aziende che rampano“? Forse no, altrimenti ci deprimeremmo a scoprire come ci fregano in Italia quando abbiamo delle idee innovative (ma questa è un’altra storia!).

 

“Google non vuole che vi faccia vedere questi dati” (Adsense)

 

Un inquietante fatturato

Inizio col dire che uno che ha fatto 1 milione di dollari con Adsense, merita tutto il mio rispetto, visto che come minimo avrà ottenuto un quantastiliardo di visite. (Me lo concedete un dubbio che sia un fotomontaggio vero?).

Poi, la frase ”Google non vuole che si faccia vedere questi dati a nessuno” ma che cosa vuol dire? Cosa c’è di segreto? Anzi, non avrebbe più senso che tutti volessero fare un milione di dollari e iniziassero a fare altrettanto? Non ci guadagnerebbe di più anche Google?

 

Le donne che non capiscono di tecnologia e WEB (Argghhhh!)

 

Una delle fondatrici di questo sito Gjidea è ufficialmente adirata con tutta quella frangia di donne che si fregiano del diritto di essere inette con la tecnologia. Lei dice “sai usare il forno a microonde, il cellulare e Sky? Allora puoi imparare ad usare altra roba con pulsanti e lucine colorate”. Questa parte è dedicata a lei.

La signora che dice “usavano la mia foto per pubblicizzare prodotti dietetici senza il mio consenso”

Signora se questo è successo davvero le consiglio di prendersi un avvocato perchè di sicuro riesce a spillare un bel po’ di soldi a Facebook. Ma se come penso lei non ha la più pallida idea di come si imposti la privacy e sopratutto clicca Like a casaccio sul web, be allora la colpa non è di nessuno se non sua!

La mamma inquietata

La signora che mette la figlia su youtube

Un altro premio per la furbizia. Magari leggere i Termini e le condizioni prima di cliccare su “Accetto”…?
Sarebbe corretto che Facebook esponesse delle Condizioni in maniera più semplice, indicando sinteticamente i tuoi diritti per poi passare ad una versione più dettagliata ma, ammettiamolo, si sta mettendo su internet la propria faccia, quella dei propri figli, si sta parlando in piazza dei fatti propri. Ma la mamma non vi ha insegnato nulla?

La signora avrebbe dovuto rendere privato il video.
Il problema serio risiede nel non conoscere e nel volere informarsi. Perché, per dirlo con le parole del reportage, nessuno pubblica la roba tua senza che te lo aspetti. Non se ti informi e leggi le condizioni prima di usare servizi di Video Sharing (te lo dice il nome: SHARING=CONDIVISIONE).

Lo ammettiamo leggere le condizioni è noioso. Ma come si fa a conoscere un qualcosa se non ci si premura di informarsi?
Ah ecco: abbiamo messo le foto di queste donne su Internet, dopo averle riprese da un video su YouTube che proveniva da una trasmissione televisiva. Saranno consapevoli di essersi esposte?

 

Siamo tutti penalmente perseguibili per quello che diciamo su Facebook

 

L'inquietante connessione di Facebook

Vero! Cosi come siamo responsabili per quello che scriviamo sui giornali, sui muri e pure quello che urliamo per strada. Si chiama normazione del vivere civile.
Ma procediamo per step. Per precisione in Report si diceva che Facebook possiede tutto ciò che mettiamo in rete ma noi siamo gli unici responsabili di ciò che facciamo. E’ un punto particolarmente spinoso e delicato quindi vorremmo chiarirlo bene e chiarire la nostra posizione.

I nostri dati che risiedono su Facebook sono immagazzinati su dei server, i server sono di proprietà di Facebook, i nostri dati diventano, per estensione giuridica, di “proprietà” di Facebook. Ma, noi ne conserviamo il diritto di gestione, quindi possiamo cancellarli, condividerli, inserirne di nuovi.
I dati diventano di proprietà di Facebook anche perché una volta richiesta la rimozione ne rimangono immagazzinate le copie di Backup (che sono quasi incancellabili).

Sarebbe buono e giusto che ci si battesse per essere certi che una volta richiesta la cancellazione ne fosse vietato l’utilizzo sotto qualsiasi forma, ma non riteniamo corretto chiedere a loro di prendersi a responsabilità su quello che diciamo noi.
Se io insulto un amico o un’amica o ne pubblico una foto “poco decente” sono io che l’ho fatto, non Facebook.

 

E’ tutto un magna magna per scodellarvi la pubblicità

 

Tristemente inquietante

L’esempio del pannello di controllo di Facebook Ad ha del ridicolo. Sembrano volere dimostrare quanto malvagiamente uno può carpire i gusti delle persone, quasi le spiasse dal buco della serratura.

Partiamo col dire che MAI un advertiser (colui che pubblica la propria pubblicità) può conoscere la tua identità.
Sa che hai visitato un sito di vacanze in Sardegna e uno di traghetti da Alghero. Sa che ti piace la pesca e che hai letto “20mila leghe sotto i mari”. Che sei di Milano e hai 26 anni. Ma MAI potrà sapere il tuo nome e la tua identità. Perchè semplicemente non esiste modo di saperlo.

Questa conoscenza del proprio possibile pubblico si chiama segmentazione del target, c’è da quando è nato il marketing e per intenderci la usano anche quelli di Report quando cercano di capire chi sono i possibili ascoltatori.

“E poi, cara signora Pina di 60 anni, tanto spaventata da Facebook, ma che cosa crede che facesse la Mulino Bianco quando le regalava le tovaglie ed il tostapane?O l’Ipercoop e la Conad quando le chiedono di compilare il modulo coi suoi dati per ricevere le tazzine a casa? Ma come non si preoccupa della privacy!?”


Il Tono

 

Forse volevano sembrare gggiovani, forse sono solo riusciti a farci venire di più il nervoso. Frasi come “ti scodellano la pubblicità” (ti propongono?) o “se l’era tirato giù” (aveva scaricato il file?) preferiremmo sentirle soltanto alle giostre davanti al pungiball dei tamarri. In prima serata nei reportage giornalistici, per favore NO.
No soprattutto perché già soffriamo rispetto ad altri paesi per il nostro accesso limitato alla rete, no  perché già ci mancano i termini per poter parlare di internet con il linguaggio giusto, no perché in Italia si vive già con mille luoghi comuni.
No perché non accettiamo che Report abbia sprecato un’occasione per parlare seriamente di Social Network e internet per abbandonarsi ad un sensazionalismo bieco.


Conclusione

 

Insomma, mi sarebbe piaciuto vedere un servizio che esponesse il web in quanto luogo con regole e minacce proprie, ovvero perché non si deve usare la sequenza “1234″ come password per la posta elettronica, dove magari hanno ricevuto documenti dalla propria banca; che il web ha trasmissioni sempre in chiaro, cosa accade digitando il proprio nome in rete.

Inquisizione

Un'inquietante inquisizione

Ma il servizio si concentra su ben altro, dipinge la rete come una giungla piena di furbacchioni pronti a mettervi le mani nel portafoglio (cosa in parte vera, ma solo in parte!).
Insomma sensazionalistico e secondo me anche offensivo degli impiegati del web (quelli di Google e di Facebook, e di tuttii coloro che del web ne fanno una professione, onesta!). Intervistati con inquadrature e doppiaggi che li fanno sembrare parte dei loschi figuri pronti a svaligiarvi la casa e il conto in banca. Sono riusciti a far sembrare losca anche Wikipedia e la condivisione collaborativa del WEB!

Ricordiamoci che queste sono anche le aziende che investono miliardi per cose grandiose come le missioni  spaziali l’abbattimento delle frontiere linguistiche e la ricerca scientifica.
Offeso mi sento anche io, chiamato pubblicitario criminale che allestisce trappole che nascondono insidie dientro al tasto “Mi piace“,  quando quella funzionalità la uso eccome, ma con l’intento di creare un motivo vero per cui l’utente lo voglia cliccare. Come informazioni o programmi utili.

 

Internet è uno strumento di libertà. Report non lo è stato.

 

Abbiamo un’evidenza (che non possiamo riportare al momento della scrittura del presente articolo) di un avvocato che racconta di come abbia provato a mettersi in comunicazione con la chat di confronto con la Gabanelli, ma senza successo. Ovvero, pare che le domande fossero censurate e tutto quello che passava in diretta fossero solo domande per questioni di identità rubate.
Non c’è  stato di sicuro, lo spazio per un mea culpa di tutti coloro che pretendono di usare gratis un servizio e non si prendono nemmeno la briga di leggere per bene come funziona, spendendo magari mezz’ora per impostare le protezioni di privacy.

Molto più comodo lamentarsi, aspettare che lo facciano per me, e magari vantarmi in giro che io “internet e quelle robe li non le capisco“.

Commenti Da Facebook

Ci sono 6 commenti pubblicati direttamente su BananAffair

  1. Nikopolidis - 12 aprile 2011

    Ciao Matte, una nota velocissima su questo punto: ““Google non vuole che vi faccia vedere questi dati” (Adsense)”.
    Lui è Robin Good, ha ottenuto realmente un milione di dollari, ma in 6-7 anni di blogging sul web, infatti ha la partnership con Google Adsense, personalizza maggiormente i propri annunci ed ha un eCPM maggiore. E’ molto famoso qui in Italia. :)

    Invece il fatto che Google non vuole che si mostrino i dati è in parte vero, nella policy di Google Adsense non puoi dire ad altre persone, comunicare o far vedere i dati relativi al tuo account adsense, quindi CTR, eCPM, earnings, impressions e click. Il motivo non è ben conosciuto, ma è scritto nella policy del servizio.

    Comunque bell’articolo! Via via che lo leggo ti lascio qualche commento. :)

  2. TheBigMtt - 12 aprile 2011

    Ciao Nik, graxie per il commento, Robin Good mi suona come nome, ma come sai di blogger italiani ne
    conosco pochissimi.

    La riservatezza dei dati AdSense è un po’ come quella del conto bancario. Google consiglia di non renderla pubblica per non esposri a rischi di hacking o boicottaggi in cui ne perderebbero loro per primi.

    Ma ad infastidire è il modo in cui lo ha presentato, è come se io dicessi con fare drammatico “Unicredit non vuole che io vi mostri queste cose. Guardate posso pagare i bonifici dal mio pc…”

    Non pensi?

  3. Nikopolidis - 12 aprile 2011

    Si, probabilmente derivante da un comportamento da “celolunghismo”, in fondo sapeva di esser seguito solamente da migliaia di italiani… :D

  4. Massimiliano Mancini - 12 aprile 2011

    Bell’ articolo, hai esposto in modo dettagliato tutto quello che penso io. Non sono tanto i contenuti, che in realtà sono bene è male tutti veri. E’ la forma, è il tono allarmistico di tutta la puntata che proprio mi ha dato fastidio. La scaletta poi…se devi parlare anche di hacking, phishing, perché li metti insieme ai social network, demonizzandone l’utilizzo e i suoi utilizzatori?

    Per quanto riguarda Adsense ho riguardato il programma https://www.google.com/adsense/localized-terms prima si vietava assolutamente di mostrare a terzi le performance del nostro programma (entrate, ctr,click,ecpm ecc..). Adesso rileggendo il contratto, non viene citato questo divieto, solo nella sezione Confidenzialità si parla di “Lei si impegna a non rivelare le Informazioni Riservate di Google senza aver preventivamente ottenuto il consenso scritto da Google”. Non so se le performance dell’ account si possono ritenere informazioni riservate.

  5. TheBigMtt - 12 aprile 2011

    La Gabanelli ha risposto oggi ai microfoni dell’Unita dicendo “se avete capito che la trasmissione fosse contro Facebook, be ognuno capisca quello che vuole”

    Durante la puntata io ho sentito chiaramente parlare degli alunni multati per gli insulti alla bidella e la frase “genitore, tu che esci lasciando il figlio davanti a Facebook sappi a cosa vai incontro”.

    Ecchecavolo, proprio fessi non siamo, il taglio allarmistico l’han dato eccome!!

    http://www.unita.it/italia/report-demolito-dal-web-allarmisti-br-milena-gabanelli-replica-all-unita-1.281911

  6. Stefano - 12 aprile 2011

    FessBook uno strumento di libertá??
    o non conoscete Fessbook ed internet o non conoscete il valore e significato di “libertá”! ho lavorato sui database di Google (e fessbook é lo stesso), questi pseudo geni sono stati sovvenzionati dai servizi americani, vi dice nulla questo?? credete che queste idee vengono ai ragazzotti in america? non queste, credetemi. Libertá é sinonimo di ANONIMATO e su internet é sempre meno cosí, anzi quasi per niente ormai. Ogni utente ha un profilo riservato ed aggiornato in tempo reale con informazioni che neanche l’utente stesso sa, una manipolazione planetaria. PErché gli hackers cinesi hanno provato ad attaccare piú volte quei servers, chiedetevelo e non avrete una risposta. quello che sta succedendo passa sopra le teste di tutti ma non é per una maggiore libertá bensí per l’opposto. Quando vi offriranno anche gli smartphone intelligenti con cui farete tutto (e dico tutto) il progetto sará completato….
    studiate il funzionamento di internet e dei nuovi software (per esempio le app di Apple!!) e capirete che livello di controllo é facilemente possibile….

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TheBigMtt vive a Londra. E' cresciuto nel Torinese, ma ha vissuto per un po' anche a Barcellona. Spende in rete circa 12-13 ore al giorno, ma trova anche il tempo di dedicarsi a un po' di sano sport. Parla correttamente 3 lingue, e altre due così così. Ha una laurea in Scienze della Comunicazione e lavora nel campo del Search Engine Marketing per una conosciuta agenzia pubblicitaria. E' un patito di statistiche e percentuali, un analitico e visionario, mosso ed ispirato dal principio dell' ESPOSIZIONE (tutto, ma proprio tutto ti insegna qualcosa. Ben vengano i viaggi, le confusioni e gli imprevisti. Ben venga tutto ciò che mi può far girare la testa e perdermi nel mondo....)

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