Realtà Virtuale: esperimenti psicologici non etici

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La Realtà Virtuale inizia ad essere utilizzata in ricerche di psicologi e comportamentisti, spesso per eseguire esperimenti finora ritenuti non-etici, come l’inflizione di torture o violenze.

All’Università di Barcellona, un team di studiosi ha realizzato uno scenario virtuale nel quale i soggetti possono provare le emozioni di una donna vittima di violenza.

Già negli anni 60 a Londra si era tentato di studiare le reazioni della mente in condizioni di subire violenza/essere costretti ad infliggere violenza ma gli esperimenti furono bloccati perchè ritenuti appunto non etici.

Ora grazie alla realtà virtuale, alcuni volontari sono prima stati fatti impersonificare nel corpo di una giovane ragazza e poi sottoposti ad un’alterazione immotivata di scenario. Da carezze a schiaffi e spintoni, visto però in terza persona. I soggetti, volontari, hanno poi manifestato sintomi simili a quelli riscontrabili in occasione di vere violenze, cioè debolezza, paura, sconforto, anche leggeri  attacchi di panico.

Bernard Spanlang, della Università sopra citata, conferma che la tecnologia virtuale al momento è un po’ rudimentale, ma diversi test condotti con immagini di scarsa qualità (ad esempio story boards o semplici “personaggi triangolari”) hanno portato a risultati molto simili e si ritiene siano dunque attendibili. Il processo di empatia sembra verificarsi costantemente, anche se non vediamo effettivamente un video in alta definizione.

"Devo davvero torturarli?" I volontari di Milgram credevano che gli shock fossero veri

"Devo davvero torturarli?" I volontari di Milgram credevano che gli shock fossero veri.

Stanley Milgram dell’Università dello Yale, condusse esperimenti, sempre nei ’60, in cui alcune persone erano forzate ad imprimere elettroshock da una autorità, a soggetti completamente inermi.

Sebbene si trattasse di attori in preda a finte convulsioni, si ritenne immorale condurre questo tipo di esperimenti e vennero bloccati. Ora questi studi possono riprendere, in quanto, di nuovo, si ottengono risultati simili anche usando figure virtuali, sempre a patto che il processo di impersonificazione sia eseguito in maniera opportuna.

Il valore di questi esperimenti può essere riscontrato nel trattamento di soggetti in via di recupero come ex stupratori, violenti o razzisti, per mostrare loro quale grado di sofferenza hanno inflitto alla loro vittima.


Curiosità da Gjidea.
Tempo fa su France2 hanno trasmesso un programma basato proprio sugli esperimenti di Milgram: “La Zone Xtreme”.

Il gioco TV consisteva nel dare la possibilità ad una coppia di giocatori di vincere 1.000.000€. I due non si conoscevano.
In breve: uno dei due era un attore, in incognito, scelto dalla redazione e l’altro un normale individuo che credeva di partecipare ad un quiz TV.

La glaciale e (permettetemi di dirlo) bellissima conduttrice poneva delle domande all’attore  che nel frattempo era stato fatto sedere nella capsula della morte, che consiteva in una cabina asettica con una sedia al centro e il collegamento a degli elettrodi che inducevano delle scariche fino a 460 volt! in caso avesse sbagliato la risposta.

Il funzionamento era il seguente:

  1. La conduttrice poneva la domanda all’attore (che fingeva di essere un giocatore normalissimo).
  2. L’attore sbagliava, volutamente, la risposta
  3. Il secondo giocatore, quello ignaro di tutto, doveva infliggere la scarica elettrica (che lui non sapeva essere FINTA!) all’altro giocatore, il quale cominciava a dimenarsi e urlare (recitando).
  4. Se il giocatore vero si fosse rifiutato di infliggere la scossa avrebbe dovuto deludere le aspettative del pubblico e far perdere anche all’altro giocatore (che lui non sapeva essere un attore!) il montepremi.

Inserisco il video qui sotto che è in inglese con base in francese. Fateci sapere se vi interessa un articolo più approfondito o eventuali traduzioni.

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Nato ad Helicon, regione di Arturo il 11988 E.G. / -79 E.F. Ha studiato presso l'Università di Streeling

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