Perché ho cambiato idea su Steve Jobs

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A me Steve Jobs e la Apple non sono MAI piaciuti.

Li ho sempre trovati arroganti, snobbosi e finto-élite intellettuale con prodotti di massa super prezzati. Non ho mai digerito il fatto che vendano prodotti “chiusi” cioè perfetti ma senza possibilità di miglioramento, senza dare un minimo ascolto agli users, dicendoci loro quello che vogliamo e come lo vogliamo. Mettendoci in mano i prodotti del futuro senza costruirli, o almeno concepirli, insieme a noi.

Non sopporto come trattano la stampa, come non ascoltino nessuno, non ammettano errori, non finanzino mai qualcosa di bello ed utile come fa Google, senza scopi di lucro.
Il signor Jobs poi, venerato manco fosse una divinità era, per me, la sintesi di tutto quel voler esser élitario a tutti i costi. Ogni volta che lo vedo su un giornale o in televisione, mi sento guardato dall’alto in basso, per dirla tutta.
Si dice però che cambiare idea fa parte del diventare grandi, e forse questa settimana, sono cresciuto un pochino.

Due cose in particolare mi hanno fatto vedere il signor Steve Jobs sotto una luce diversa per la prima volta.

Steve Jobs si interroga: "Amo più me stesso o il mio iPhone?"

La prima è stata una breve sezione di un suo discorso, quello del lancio del primo iPhone per capirci. Ero nel mezzo di un corso di presentazioni e discorsi in pubblico e si analizzavano alcuni esempi di grandi presenters.

E’ pur vero che quando sei Steve Jobs e hai davanti mille giornalisti ed apple-fans sfegatati (ognuno dei quali ha pagato dai 5 ai 7mila euro per essere presente) gli applausi scrosciano ad ogni battito di ciglia. Ma lo ammetto, sono rimasto affascinato io stesso. Il modo in cui aiuta il crescendo dell’entusiasmo, come si ferma al momento giusto, come parla per venti minuti senza una diamine di diapositiva o slide… c’è poco da dire, è uno che ne sa.

Ma questo non è stato abbastanza per farmi cambiare idea.

"Sono così un figo che non rilascio interviste. E ti faccio comprare il giornale lo stesso"

Il faccione di Steve Jobs occupa la copertina di Wired UK, la nota rivista di tecnologia e “storie, persone e idee che cambiano il mondo“. Non nascondo una iniziale irritazione nel vederlo osannato anche su un giornale che ritengo credibile, ma decido di leggere, per dovere morale, l’articolone di 12 pagine che gli è stato dedicato.

E qui scopro una storia che non conoscevo, quella per esempio del Jobs che nel 1986, spinto fuori da Apple compra la Pixar da Georges Lucas per 5 milioni di dollari. Certo non è la storia pietosa di un disoccupato finito sotto un ponte, ma provate a pensare cosa vuol dire investire tutti quei soldi in una azienda di animazione 3D in quegli anni. Quando né i videogiochi né il cinema facevano uso di quelle tecnologie.
Infatti il primo progetto, quello di un computer dedicato alle animazioni 3D fallì miseramente. Ma come in una favola ecco che gli viene in mente di provare ad animare i cartoni animati in digitale.

C’è Steve Jobs dietro al successo di Toy Story, se non lo sapeste. C’è lui dietro alla scelta coraggiosa di accorpare, con enormi spese, i tre edifici in cui si trovano i reparti creativi, modificare gli spazi per i break, in modo da aiutare il fermento creativo e la collaborazione fra i disegnatori e gli ideatori.

E nel 2006 la rivende alla Disney per 7,4 miliardi di dollari. Bel colpo davvero.

E poi ci sono i prodotti. Che siano validissimi non c’è dubbio e mai mi sono sognato di dire che non lo sono. Non sapevo però quanto lui stesso fosse coinvolto nel processo di design del prodotto. Non sapevo ad esempio che fra i fondatori di Apple (era lì già nel 1976!!) sia stato quello che più ha spinto per la realizzazione della prima interfaccia a icone. Che abbia contribuito con la sua maniacale ricerca della semplicità e perfezione a quegli elementi che differenziano Apple dal resto della concorrenza. Si rifiutò categoricamente di rinunciare alla calamita sugli alimentatori che evitano la tragedia quando vi incianpate nel filo del portatile, nonostante fosse un’epoca in cui il costo faceva tutta la differenza.

"La vita è fatta a scale". C'è chi le scende, e chi le brevetta...

E poi è uno furbo. Sapevate che ha piazzato il suo nome persino sul brevetto delle scalinate di vetro che adornano il negozio Apple in Regent Street, nel cuore di Londra?

Ma, insomma non sto qui a farvi l’elogio di Steve Jobs… Non sono mai stato né sarò un Apple fan-boy.

Mi infastidisce ancora che quando compro un iPhone, la compagnia telefonica ed il rivenditore ci guadagnino una miseria. Perchè dei 500 euro che costa, nulla viene spartito in commissioni, tanto Apple sa di vendere comunque. E come questa altri mille arroganti atteggiamenti. I copri cellulari a 20€, il copri iPad a 40, il tirannico sistema dell’Apple store.

Ma sono contento di aver finalmente capito perchè Steve e la sua mela sono tanto ammirati;

…per arrogante che sia, è degno della ammirazione di chi, come me, subisce il fascino di chi fa le cose a modo suo e finisce per aver ragione. Di fronte a tutto il mondo.

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C'è 1 commento pubblicato direttamente su BananAffair

  1. Apple chiede a tutti di ricordare Steve Jobs | BananAffair.it - 6 ottobre 2011

    [...] Dopo questo breve testo c’è un invito a lasciare pensieri, memorie e condoglianze alla mail rememberingsteve@apple.com. Un bel modo per cominciare a ricordare un grande del nostro tempo. [...]

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TheBigMtt vive a Londra. E' cresciuto nel Torinese, ma ha vissuto per un po' anche a Barcellona. Spende in rete circa 12-13 ore al giorno, ma trova anche il tempo di dedicarsi a un po' di sano sport. Parla correttamente 3 lingue, e altre due così così. Ha una laurea in Scienze della Comunicazione e lavora nel campo del Search Engine Marketing per una conosciuta agenzia pubblicitaria. E' un patito di statistiche e percentuali, un analitico e visionario, mosso ed ispirato dal principio dell' ESPOSIZIONE (tutto, ma proprio tutto ti insegna qualcosa. Ben vengano i viaggi, le confusioni e gli imprevisti. Ben venga tutto ciò che mi può far girare la testa e perdermi nel mondo....)

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