Nuovi media=nuovi gruppi –>Next media=?

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Secondo quanto affermato da Clay Shirky in “Uno per uno, tutti per tutti”, e sicuramente condiviso anche da altri teorizzatori e filosofi della rete, ogni nuovo media abilita alla formazione di nuovi gruppi.

Ovvero, un nuovo modo di comunicare aggrega persone che prediligono comunicare in quel modo e quindi genera gruppi naturali che si ritrovano in quella scelta.

Quindi è nato prima l’uovo o la gallina?

Mi spiego meglio: è la disponibilità di un media che genera nuovi modelli comportamentali o sono le esigenze sociali che decretano l’incanalarsi di tecnologie fino alla nascita di un nuovo media? Probabilmente entrambi, la tecnologia propone e l’individuo dispone.

Ma, a questo punto,tutti questi next media che potrebbero uscire dai laboratori a cosa dovrebbero portare? Insomma le persone sono un numero finito, pur riconfigurandosi in gruppi differenti, in base al media, non possono essere ubiqui. Anche se, tra mash-up e aggregatori vari, si potrebbe arrivare ad avere degli aggregatori conversazionali che modulano conversazioni differenti separando i contenuti riformulandoli in base al media di destinazione.

Ovvero se io scrivessi sul mio blog che oggi non posso andare ad una conferenza perché ho mal di testa e poi sono stanca il super mash-up aggregatore potrebbe produrre qualcosa del genere:

  1. Su Msn, più colloquiale e destinato ai miei amici, potrebbe comparire la frase: Ho mal testa e sono stanca
  2. Sul buddy aziendale: “Oggi non sarò presente alla conferenza“.

Esagerando potrebbe anche disdire l’auto prenotata per portarmi alla conferenza e inoltrare una mail al mio dottore.

Sicuramente prima di arrivare a tutto ciò occorrebbe risolvere il problema della semantica nel linguaggio naturale umano, ma è anche vero che ogni nuovo, apparente, ostacolo viene rimosso in questa nuova era mediatica con soluzioni inizialmente impensabili e in modo creativo (un esempio per tutti potrebbe essere la segmentazione degli IPv4 in seguito alla penuria di indirizzi).

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Gjidea vive a Torino ed è colei che si occupa della grafica e del codice di BananAffair. Dopo essere stata CEO di You Too Videogames si è specializzata in Web Communication. Ha vissuto qualche tempo a Parigi (esperienza super entusiasmante) e ora ha aperto a Torino insieme a FattoreWow un'azienda che si occupa di comunicazione digitale. E' vegetariana, adora i gatti, molto combattiva e adora film e libri di fantascienza, primi fra tutti Asimov e Dick.

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