La guerra cablata.

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Come abbiamo già discusso nell’articolo sul rapporto tra il devastante terremoto di Haiti e Internet, ecco un nuovo aspetto estremamente interessante di nuova esperienza comunicativa generata dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

Qualche sera fa era intento a fare zapping sui canali di Sky e mi sono fermato su un programma molto interessante di History Channel intitolato “Blog di guerra”.

Il blog My War, dal quale è stato tratto un libro omonimo.

Il blog My War, dal quale è stato tratto un libro omonimo.

Si trattava di un documentario che raccontava la nuova esperienza dei soldati americani in Iraq muniti delle camere e fotocamere digitali. La disponibilità di questi dispositivi ha permesso alle truppe di aprire un nuovo ed inedito canale di informazione creando quelli che sono poi stati soprannominati War Blog.

Tutti soldati possono aver una fotocamera, una videocamera e un accesso Internet. Quello che scrivono è puro, è dettato dalle vere esperienze ed è senza censure (o quasi). Un attacco andato bene, una terribile imboscata, un’immagine scioccante, la perdita di una persona cara di un amico o di un commilitone: tutto veniva e tuttora viene raccontato con terribile lucidità. Inoltre a sostenere gli articoli vi sono le immagini. Immagini uniche, scattate durante l’azione con prospettive impensabili.

Un’altra forte caratteristica dei War Blog è l’immediatezza. I post vengono scritti e messi on-line subito dopo il ritorno alla base quando i ragazzi sono ancora immersi completamente nella terribile esperienza della guerra. Quello che ne risulta è un punto di vista completamente differente rispetto ai servizi costruiti per i giornali e le tv. Questi blog sono molto diretti, crudi e che descrivono le azioni  in modo approfondito, la dove quasi nessun giornalista arriva.

Spesso, spiegavano gli autori dei blog nel documentario, c’è una netta differenza e discrepanza tra quello che viene

Il blog di M.Yon, uno dei più seguiti.

Il blog di M.Yon, uno dei più seguiti.

descritto nei rotocalchi e quello che raccontano loro. Alla blogosfera questo piace, incuriosisce e preoccupa. Uno degli intervistati si ricorda di una battaglia che ai tg era stata racconatata come una scaramuccia; in realtà lo scontro era stato uno dei più violenti durante la guerra.

Mi ha colpito quando un soldato fotografo ha raccontato di essere giunto sul luogo di un’esplosione che uccise parecchi poliziotti iracheni; si inginocchiò per fotografare la terribile immagine che aveva di fronte agli occhi. Rialzatosi scoprì di avere le ginocchia impregnate di sangue.  Si limitò a riflettere: “La sua vita era finita sulle mie ginocchia in una strada di Ramadi.

Il fenomeno raccoglie una grande varieta di aspetti ed idee, anche di posizioni; da chi si chiede perchè si stanno mandando tante persone a morire li a chi si limita a raccontare, da chi è convito dei buoni propositi della guerra a chi posta e condivide le foto che scatta.

Ecco tre indirizzi di war blogs:

1. cbftw.blogspot.com

2. michaelyon-online.com

3. myamericaniraqlife.blogspot.com

Gli stessi soldati cominciano ad immaginare cosa sarà possibile fare quando si avranno a disposizione piccoli PDA da

polso. Immaginano una connessione diretta e sempre attiva anche sul campo di battaglia. Questo permetterebbe un immediato contatto con il web e la conseguente possibilità di un filo diretto e in diretta con le azioni dei militari.

Rendiamoci conto di quanto internet e la possibilità di essere connessi stia cambiando in modo radicale anche aspetti che nessuno immaginava. Le notizie dal fronte sono sempre state un argomento molto delicato e caro ai governi in guerra.

Eppure anche qui il web ha fatto breccia creando la possibilità di informare in modo libero.

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