Internet sta già cambiando il nostro modo di pensare
Internet è in continua evoluzione e da quello che ci possono riferire psicologi e ricercatori anche il nostro modo di pensare e ragionare sta cambiando.
Sulla rivista americana Edge eminenti nomi di Internet da Kevin Kelly (papà della rivista Wired) a Clay Shirky (scrittore del libro “Uno per uno, tutti per tutti” ed esperto di fenomeni Web) hanno espresso il loro parere su questi cambiamenti.
Ne emerge un uomo nuovo il cui pensiero si sposta fluidamente da un concetto all’altro così come avviene tramite gli hyperlink di Internet.
Un individuo che vive in una comunità anarchica e che crea un nuovo modello di democrazia.
Una democrazia fatta dalla volontà espressa a gran voce e non più dalla compiacenza di pochi che sono gerarchicamente in alto.
Ma non tutti la pensano positivamente, ci sono anche coloro che credono che Internet sia sovrastimato, sopravvalutato, un dispensore di attenzione. Uno degli oppositori più agguerriti è colui che è stato definito “il guastafeste del Web” , lo scrittore Nicholas Carr che dal suo blog non ci risparmia nulla sulla sua diffidenza verso Internet. Ne ha per tutti: dai blogger in diminuzione al vero costodi internet celato dietro la parola magica “FREE”.
E mentre oltreoceano discutono del valore di internet l’unione europea non ha dubbi: Internet è il futuro.
Per ricordarcelo e per promuovere questa direzione è stato aperto un sito Internet il cui indirizzo è www.future-internet.eu in cui sono presentate le opportunità che Bruxelles e gli Stati membri ci offrono per promuovere le ricerche in tal senso supportati da finanziamenti, anche consistenti, per diventare leader mondiali della rete virtuale.
Internet per sua propria natura sfugge in realtà ad etichette e classificazioni, in un luogo che si autogenera e rigenera ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Ci possono essere enti, organismi e organizzazioni che vogliono dare un ordine a Internet e a noi che facciamo parte (perché Internet non esiste senza di noi) ma non possono trascendere dalla natura anarchica di questo medium.
La fotografia forse più appropriata di questa rete di persone è quella di una babele di popoli, in cui ogni regola è limitata al gruppo delle persone che vogliono aderirvi. Persone che sicuramente pensano in maniera diversa da quello che accade nel mondo reale. Quello che ci sarà da vedere è se,a parte i cambiamenti fisiologici, siamo di fronte anche a cambiamenti culturali.
Perché del resto i pregiudizi più grandi, le guerre rovinose, i genocidi memorabili non sono determinati dalla nostra fisiologia ma da quello che ne pensiamo.
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