Intelligenza Artificiale. A che punto siamo?

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Dal momento in cui nasciamo, inizia un percorso di apprendimento che ha dell’incredibile, sopratutto dal punto di vista del linguaggio naturale. Non solo impariamo con facilità migliaia di parole, ma anche a riconoscerle in base al contesto ed associarle a episodi e situazioni della vita reale.

Ma perchè è tanto difficile insegnarlo ad una macchina?

Alcune di loro possono andare sulla Luna o volare praticamente da sole fino all’altro capo del mondo; abbiamo calcolatori capaci di processare miliardi di operazioni al secondo o tradurre libri interi in meno di un minuto. Eppure restano incapaci di imparare ad usare una lingua, cosa che qualunque bambino impara a fare nei primi 24 mesi di vita.

Il solito team di ricerca di Palo Alto sta lavorando proprio a questo ambizioso progetto. Non solo il riconoscimento vocale, ma la comprensione del significato. La domanda di fondo è perche dovremmo imparare a “parlare” ad un computer tramite tasti codici e interrogazioni invece di far sì che lui capisca noi?

Al momento i computer possono riconoscere le nostre intenzioni attraverso parole chiave e restituire risultati più o meno rilevanti, ma sta sempre all’utente il compito di ricercare fra la mole di risultati.

Ora l’obiettivo è restituire risposte precise. Ad esempio alla richiesta “ho un incontro a Dubai domani sera” vorrò che il mio computer comprenda la necessità di un volo aereo nelle prossime ore da un aereoporto a me vicino.

BingUn passo avanti in questo è stato compiuto da Microsoft con il suo Bing, il “decision engine”.

Alla richiesta “volo più economico per Dubai”, Bing non mi restituirà pagine relative a (come fa ad esempio Google) ma effettivamente la selezione di voli più economici trovata sul web. Almeno in teoria.

La comprensione del linguaggio naturale da parte di calcolatori è una sfida davvero avvicente.

Danny Bobrow, ricercatore al Palo Alto Research Centre, fa notare come occorrano 15-20 anni a tutti noi per imparare abbastanza del mondo per non rimanere stupidamente fuori luogo in discorsi sostenuti da sconosciuti.

Il prossimo passo, sostiene, sarà la creazione di programmi per aree specifiche, come sport, storia o finanza.

Nel giro dei prossimi 10 anni si aspettano di avere diversi di questi programmi intenti ad imparare conversando, probabilmente integrati con software di riconoscimento vocale che possano chiedere “Scusa non ho capito. Cosa significa”.

AIAbbiamo già parlato dei robot capaci di sostenere conversazioni (LINK), ma l’integrazione con il riconoscimento vocale rende il tutto davvero interessante. I sistemi di riconoscimento vocale sono d’altro canto ben integrati in molti dispositivi, come i telefonini e dal punto di vista puramente teorico non dovrebbero esserci grandi problemi.

Se poi parliamo di eliminazione dei rumori di fondo e riconoscimento degli slang e degli accenti, la sfida si ingrandisce ancora di più.

Esistono già software capaci di trascrivere dialoghi o sottotitolare un video in una lingua differente “quasi” in tempo reale. Le applicazioni di una tale tecnologia sono inimmaginabili. Renderebbe l’interfaccia di qualunque dispositivo tanto semplice quanto parlare con un collega, praticamente azzerando tempi di apprendimento e barriere linguistiche.

L’intelligenza artificiale sembra ancora lontana. Ma sicuramente, siamo sulla strada per arrivarci, bene o male che vi faccia sentire l’idea di un computer che non ha altro scopo se non quello di studiarvi.

Commenti Da Facebook

Ci sono 3 commenti pubblicati direttamente su BananAffair

  1. Francesco Lentini - 12 maggio 2010

    Ciao TheBigMtt,

    bello il tuo post ma forse un po’ datato.

    Ho realizzato un motore di ricerca basato sul linguaggio naturale interfacciato proprio a Bing e disponibile anche in versione mobile. Ti segnalo la tua esistenza (www.semplicity.com) e se vuoi posso mandarti un breve articolo.

  2. FattoreWow - 13 maggio 2010

    Ho provato Semplicity, ora provo anche sul mio Windows Phone. Ma perchè non coinvolgere anche Android (che dovrebbe avere API pubbliche) e Apple (al quale l’accesso so che è un pò più complesso?)?

  3. Francesco Lentini - 14 maggio 2010

    In effetti l’idea è quella di un mobile search engine, quindi il porting su altre piattaforme è una questione di tempo e lavoro. E di restrizioni, perchè Apple a Android sono meno aperte di quanto non si creda, intendo dire dal punto di vista ideologico.

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Nato ad Helicon, regione di Arturo il 11988 E.G. / -79 E.F. Ha studiato presso l'Università di Streeling

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