Great (Fire)Wall of China
La Grande Muraglia Cinese del nuovo millennio si trova su Internet.
Non è un mistero che gli internauti dei paesi sotto dittatura si ritrovino un internet per cosi dire “smussato”, ma quando parliamo del paese più popoloso del mondo, la cosa può iniziare a preoccupare.
Da qualche giorno Google parla addirittura di voler abbandonare il paese, stanco dei tentativi di hacking del suo sistema di posta elettronica e delle pressioni del governo cinese per i dati sulle ricerche “scomode”.
La Cina oscura siti e blog di diversa natura ai suoi 338milioni di navigatori, 3 volte il numero di quelli Europei, 100milioni in più di quelli americani.
Contato in modo approssimativo, un sesto della popolazione mondiale navigante non ha accesso a informazioni e contenuti che qualcuno ritiene “pericolosi”.
Vediamo una lista di alcuni siti censurati in Cina:
(sostenitori del libero pensiero siete avvertiti, c’è da rimanerci male!)
Motori di ricerca:
google.com
baidu.com
msn.com
yahoo.com
(ma anche i rispettivi .de .it .es .se .fr .ru .co.uk ed altri)
Stampa Internazionale:
cnn.com
bbc.com
repubblica.it
nytimes.com
Enciclopedie:
wikipedia.com
(ma anche .de .it .es .org……)
Social Networks:
twitter.combebo.comblogger.com
myspace.com
digg.comhotmail.com
facebook.com
Altri:
disney.com
amnesty.com
radio-canada.ca
youtube.com
apple.com
whitehouse.gov
nintendo.com
amnestyinternational.org
greenpeace.org
microsoft.com
youporn.com
skype.com
amazon.com
Esisteva, fino a poco tempo fa, un sito chiamato Greatfirewallofchina che sfruttava alcuni server localizzati in Cina per ospitare un piccolo programma che generasse richieste di una lista di siti e ne verificasse così l’accessibilità. Sono ovviamente stati costretti a chiudere, verificate voi stessi.
Il problema della censura di Internet è comune a molte dittature. La Corea del Nord ne sa qualcosa ed anche gli amici Iraniani che si sono recentemente sentiti dire che Facebook e Twitter sono pericolosi per la sicurezza nazionale, in quanto usati per organizzare proteste contro il “legittimo” governo.
Il problema è chiaro: Internet non è soltanto la libertà di ognuno di parlare al mondo intero. Rappresenta anche la libertà di poter liberamente sapere cosa il mondo pensa e di trovarsi d’accordo oppure no. Informazioni in uscita, in entrata, ma soprattutto idee in fermento.
La censura dei mezzi di informazione e dei social network è un chiaro segno della volontà di isolamento della popolazione. Se l’unico modo che ho di sapere cosa succede in Tibet o in America è attraverso i canali ufficiali del governo, come potrei mai farmi venire il dubbio che esista un’altra faccia della verità?
Nella Russia degli anni 50 i giornali sostenevano che la guerra in Corea fosse stata iniziata dai Sud Coreani. Se quella è l’unica voce che sento, come si fa a dire di no?
Non soltanto puniscono l’alternativa di pensiero. La rendono impossibile.
L’esclusione di siti come disney, apple o youporn costituiscono invece un vero e proprio scudo nei confronti della cultura occidentale. Che riesce a permeare comunque, ma solo per esperienza indiretta e mai per contatto vero e proprio.
Forse tutto questo crollerà col tempo, grazie a nuove tecnologie non “bloccabili” o per il naturale mischiarsi delle culture. O magari per le solite, semplici ma meno romantiche, logiche di profitto.
Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto. (George Orwell)
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