Fantascienza, scienza e…..vivisezione

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Il romanzo di fantascienza “Do Androids Dream of Electric Sheep?” di Philips K. Dick è diventato trama di un film, che però ha tralasciato il senso del titolo che riassumeva il dibattito interiore del protagonista.

Il film è Blade Runner e il protagonosta, l’investigatore Rick Deckard, desidera con tutto se stesso un vero animale domestico, un cane o un gatto, ma non può permetterselo perchè gli animali si sono quasi tutti estinti e acquistare un vero animale da compagnia costa più di un intero anno di stipendio. Si deve quindi accontentare di una pecora elettrica che fa finta di alimentare per far credere ai vicini che il suo status economico gli permette di avere un animale vero.

Questo è un racconto di fantascienza, ma poichè molte delle novelle* di Dick hanno anticipato tecnologie esistenti e ci hanno fatto intravedere il futuro, non vorremmo dover arrivare anche a questo futuro appena descritto.

In questi giorni si sta parlando molto dell’approvazione della nuova Direttiva Europea sulla sperimetazione animale (vivisezione) che “apre alla sperimentazione su cani e gatti randagi, consente il riutilizzo di animali già sottoposti ad esperimenti, permette la sperimentazione senza anestesia, autorizza interventi invasivi su animali per scopi didattici e ammette procedure di tortura quali il nuoto forzato fino all’esaurimento o l’isolamento di cani o primati per lunghi periodi”**.

Abbiamo deciso di parlarne qui su BananAffair in quanto oltre ad un dovere morale riteniamo che sia uno dei campi nel quale l’intelligenza umana risulta schiavizzata dall’economia.

L’intelligenza umana ha potuto esprimersi in maniera eccezionale nel campo tecnologico, di cui parliamo in questo luogo, molte volte incentivando la nascita e crescita di capitali, ma non abbiamo potuto constatare tanta brillantezza nel campo della ricerca in cui si impiega la vivisezione.

E non capiamo perché!

Anche a detta del Dottor Veronesi (esponente illustre in campo oncologico) servono metodi alternativi alla vivisezione.

Alcune aziende in collaborazione con le università hanno sviluppato test alternativi e stanno cercando di farli diventare nuovi standard. Come Kanedo e Shiseido, ma si continua su metodologie da campo di concentramento.

Il dubbio?

E’ che l’ingegno sia qui usato in maniera malevola, per poter vendere oggetti-viventi e alimentare il processo economico.

Ma davvero si può credere di trovare una cura ammalando un animale che naturalmente non ne sarebbe affetto?

Davvero vogliamo raggiungere il futuro di “Do Androids Dream of Electric Sheep?”


*Total Recall, Minority Report, Paycheck e Ubik tanto per citarne qualcuna

** http://www.lacoscienzadeglianimali.it/

Commenti Da Facebook

Ci sono 2 commenti pubblicati direttamente su BananAffair

  1. Aliseo - 15 settembre 2010

    E c’è di più, ciò che differenzia gli uomini dai replicanti è proprio l’empatia, la capacità di comprendere le emozioni degli altri,che siano uomini o animali. Forse stiamo diventando meno uomini e replicanti se crediamo che si possa rinunciare a questo sentimento di comprensione nel nome di un presunto interesse scientifico per la ricerca sperimentale.

  2. Mr.P. - 17 settembre 2010

    …la cosa che molti si dimenticano é che in campo farmaceutico (non cosmetico, quelli sono macellai e basta) la sperimentazione animale é imposta dall’ente di regolamentazione (e.g. FDA) pur non fornendo grandi informazioni e costando inutile denaro (e seccature) alla compagnia… il problema é che i regolamenti sono troppo “antichi”

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Gjidea vive a Torino ed è colei che si occupa della grafica e del codice di BananAffair. Dopo essere stata CEO di You Too Videogames si è specializzata in Web Communication. Ha vissuto qualche tempo a Parigi (esperienza super entusiasmante) e ora ha aperto a Torino insieme a FattoreWow un'azienda che si occupa di comunicazione digitale. E' vegetariana, adora i gatti, molto combattiva e adora film e libri di fantascienza, primi fra tutti Asimov e Dick.

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