Chatbot e intelligenza artificiale… e puoi parlare con Dio!

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Ho parlato con l’Altissimo. Magari non nel modo più tradizionale ma ho parlato con l’Altissimo.

Va beh, dai, non esattamente. Ho parlato con una sua rappresentazione, il superamento divino del famoso Test di Turing.

E voi cosa aspettate?

Chatbot2In pratica questa rappresentazione non è altro che un programma scritto in A.I.M.L. (Artificial Intelligence Markup Language), un’evoluzione del conosciuto XML. Questi programmi, chiamati non per niente chatbot (chat-chiacchera e bot-programma), sono sofisticati intrecci di codice che permettono di creare entità capaci di scambiare frasi e sostenere una conversazione quasi come se fossero umani.

Questo perché hanno incredibili potenzialità e caratteristiche: ad esempio riescono a dare un senso alle parole dell’interlocutore e, ancora più incredibile, riescono ad imparare dai propri sbagli chiedendo delucidazioni sulle frasi che non conoscono per poi poterle interpretare e utilizzare in futuro.

Anche se per molti di voi questa non è propriamente una novità, è pur vero che i chatbot sono davvero affascinanti e continuano a stupire: in particolar modo quando creano avatar di personaggi per così dire “famosi”. Mi sono divertito a fare domande e discutere con Dio e cercare di mettere in crisi facendogli domande spinose. Devo ammettere che è stato molto divertente. Tenendo in conto che e’ pur sempre un programma ed ha comunque i suoi limiti, siamo certi che ne rimarrete stupiti anche voi.

Stella, il chatbot di Banca Sella.

Stella, il chatbot di Banca Sella.

E’ probabile che in un futuro vicino questi chatbot si uniranno a software di riconoscimento vocale, come quello che sto utilizzando in questo momento per dettare questo articolo al PC, così da creare operatori telefonici automatizzati per call center e centri assistenza. Se avremo fortuna, insomma, potremmo non dover più aspettare di sentire quale numero dobbiamo digitare per avere le informazioni ricercate. E immaginate quando a questo servizio verrà aggiunta anche una faccia umana, cosa già provata dal sistema di assistenza automatica di Banca Sella.
Si tratta di un potenziale miglioramento delle interfaccie che potrebbe rendere qualsiasi programma accessibile a chiunque, perchè non saremmo più noi a imparare come usarlo, saranno loro (i programmi) a capire cosa vogliamo e a farlo per noi.

Il primo chatbot riuscito fu Alice, nel 1995 un’incredibile programma che trovate a questo link sul quale è stato programmato anche l’avatar di Dio. Sul sito sono spiegati il linguaggio, i metodi e gli strumenti utilizzati per creare il bot, oltre che la presentazione della community che ne segue gli sviluppi.

Ecco alcuni chatbot, tutti programmati con altre personalità presi dal sito Pandora Botmaster (andate sul bottone “most popular“)

God

A.L.I.C.E.

Captain Kirk

Henry David

Buon divertimento!

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Ci sono 3 commenti pubblicati direttamente su BananAffair

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    [...] In un suo importante scritto pubblicato nel ‘50, Turing descrisse un processo che prese il nome di “Test di Turing“ e fu il punto di partenza per lo studio dell’intelligenza artificiale. [...]

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  3. Intelligenza Artificiale. A che punto siamo? - 11 maggio 2010

    [...] già parlato dei robot capaci di sostenere conversazioni (LINK), ma l’integrazione con il riconoscimento vocale rende il tutto davvero interessante. I [...]

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