300 DVD in un solo disco

La superficie di un CD attuale. Solo 2 dimensioni sono utilizzate.
Un nuovo metodo di scrittura su supporti ottici promette di riuscire a registrare una capacità complessiva a quella di 300 DVD su un solo disco.
I ricercatori della Swinburne University of Technology in Australia hanno sviluppato questa nuova tecnologia basandosi su metodi di scrittura/lettura a 5D
Anche se parlare di CD a 5 dimensioni che contengono 1.6 Terabytes di informazioni, sembra davvero roba da fantascienza, il prodotto è invece di “facile” realizzazione ed è già in cerca di qualcuno disposto a produrne in grandi quantità.
Gli scienziati hanno usato nanoparticelle d’oro per registrare le informazioni in una gamma di differenti lunghezze d’onda (colore) in una stessa posizione sul disco fisico. Questo è un notevole passo avanti rispetto DVD tradizionali, che sono invece registrate in un solo colore.

I nuovi supporti ottici registrano informazioni su più livelli
Inoltre, la quantità di luce laser assorbito dalle nanoparticelle dipende dalla sua polarizzazione. I dati vengono quindi registrati su diversi strati e con diverse angolazioni.
Al momento si pensa di poter “spingere” questi nuovi supporti fino a scritture a 10 dimensioni, raggiungendo l’incredibile capacità di 10 Terabytes per disco!
James Chon, uno dei responsabili della ricerca afferma: “Il sistema ottico per registrare e leggere dischi 5-D è molto simile al sistema di DVD attuali. Pertanto, la produzione su scala industriale è possibile ed auspicabile”.
Il costo del materiale di un disco potrebbe essere inferiore a 0,05 $(0,033€), ma ci sono una serie di vantaggi nel passare all’uso di nano-particelle d’argento al posto di quelle d’oro: l’impiego del metallo meno nobile potrebbe abbattere il costo di quasi 100 volte rispetto al supporto ora sotto sperimentazione.
Samsung si è già fatta avanti per sponsorizzare ulteriori ricerche su quello che sembra essere il futuro dei supporti ottici, a differenza dei fallimentari progetti mini-disc e blu-ray.
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FattoreWow - 7 ottobre 2009
Ora mi chiedo solo se avremo abbastanza dati da metterci sopra.
TheBigMtt - 7 ottobre 2009
Pensa a quando il mondo andava avanti con floppy disc da 1,4 mega! Se fai la proporzione con un DVD (eppure gia li riempiamo no?) piu o meno si parla dello stesso salto!
Man mano che si sviluppano programmi sempre piu complessi, che i video hanno sempre maggiore definizione… c’è bisogno di spazio! Io dico che un modo lo troviamo!!
FattoreWow - 7 ottobre 2009
Si forse hai ragione.
Però mi sa che di definizione per i film siamo davvero a posto per un pò.
A meno che non possa servire più spazio per il futuro home cinema 3d.
Furio - 27 ottobre 2009
I ricercatori dell’università britannica di Bristol stanno studiando le capacità ottiche di un Gambero allo scopo di di imitarne il sistema di visione, per ottenere sistemi di immagazzinamento dati, come Cd e Dvd, molto più efficienti rispetto a quelli attuali.
Questa particolare specie di crostaceo, che vive nella barriera corallina dell’Australia ed è considerato il più complesso esistente in natura, è in grado di vedere in 11 colori (contro i tre dell’occhio umano) e distinguere diverse forme di luce polarizzata. Ciò accade grazie a cellule molto sensibili alla luce che possono ruotare il piano della polarizzazione di un onda luminosa quando questa le attraversa. Questo significa che l’occhio del gambero riesce a convertire la luce polarizzata linearmente in luce polarizzata circolarmente e viceversa.
Un risultato come quello che ottiene l’occhio del gambero viene oggi ottenuto, negli lettori di Cd e Dvd, con speciali dispositivi il cui funzionamento è però ancora imperfetto in quanto può considerare un solo colore alla volta.
Imitare il meccanismo che fa funzionare gli occhi del gambero permetterà di ottenere prestazioni migliori, lavorando nell’intero spettro dei colori, dall’ultravioletto all’infrarosso.
TheBigMtt - 27 ottobre 2009
interessante!
Così, dopo le cinture di sicurezza derivate dai ragni abbiamo anche lettori ottici ispirati ai gamberi australiani!
Ma allora è vero che la ricerca scientifica serve!